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Venezia 78, Spencer: conferenza stampa con Pablo Larraín e Kristen Stewart

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Spencer press conference

Spencer. Il regista Pablo Larraín, a quattro anni di distanza da Jackie, torna al Lido  presentando il ritratto di un’altra grande e complessa figura femminile come quella di Lady Diana, con protagonista l’attrice Kristen Stewart.

Pablo Larraín “Ho scelto di fare un film su Lady Diana perché era come mia madre. Diana era un’icona ma anche una madre e che ha saputo creare empatia, proprio perché era così normale e più ne vedevo il mistero. La sua vita e il suo fascino sono ideali per un film. Ho pensato a mia mamma che magari ha cercato di imitarla, Diana era mistero e magnetismo che crea elementi fondamentali per un film e Kristen ha trasmesso tutto questo mistero. Kristen è stata un miracolo ed è riuscita a trasmettere quel mistero, potrete dire di averlo visto solo dopo il film.”

Kristen Stewart: “Lei cercava disperatamente una connessione con le altre persone a differenza di tanti inglesi.  Credo che sia qualcosa con cui è nata, un’energia penetrante e la cosa triste di Diana è che aveva questa normalità ed era tuttavia così isolata e sola. Dava luce ma non la riceveva indietro, siamo tutti lo specchio dell’altro. I britannici sono rigidi ma vedo lei e mi sembra molto diversa. Lei voleva essere sempre davvero presente, vicina alle persone. Lei aveva uno stile unico, indossava qualsiasi abito come se fosse un’armatura. Questa sua umanità è la cosa che ho amato di più”

E prosegue l’attrice.

Kristen Stewart: “Credo di essere stata empatica con lei, era la donna più famosa e fotografata al mondo. Molto più di me che ho solo assaggiato tutto questo, lei era rappresentativa per un intero paese e per tutto il mondo. Il non avere sempre il controllo delle situazioni e l’effetto che abbiamo sugli altri è un qualcosa che ho ritrovato in lei. Deve essere frustrante poi quando magari viene divulgata una storia che non è quella vera. Penso che spesso ho fatto dei colloqui senza aver creato la giusta sintonia, io tornerei indietro a volte e immaginate per lei come sia una sensazione simile. La cosa bella di Diana è che ti senti sua amica e meno conoscibile. Lei voleva collegarsi con le persone, ma era l’essere umano più isolato e l’abbiamo rappresentata in tre giorni significativi. Penso che nessuno possa capire cosa sia stato davvero per lei, tutti l’abbiamo solo immaginata. Noi non la conosceremo mai davvero”.

La scelta di questo particolare giorno o momento non è stata casuale?

Pablo Larraín : “Noi abbiamo scelto un giorno specifico per provare a raccontare meglio una persona. Il personaggio inizia come spezzato, poi diventa un fantasma e alla fine guarisce. Ho scritto la sceneggiatura con Steve Knight, abbiamo pensato che una struttura fiabesca sarebbe stata favolosa. Tutti raccontiamo le fiabe per dare ai bambini una connessione migliore. Quando cresci però scopri che non esistono, noi abbiamo raccontato una principessa che si rende conto di non voler essere Regina ma tornare ad essere sé stessa. Abbiamo utilizzato questo spazio fisico sfruttandolo come metafora di una struttura più grande, quel palazzo è un’organizzazione che intrappola la protagonista nelle ruote della tradizione”.

Kristen Stewart: “Questo film o meglio questa esperienza con i tre giorni che abbiamo raccontato pensiamo non siano stati divertenti per lei. Ho cercato però di trasmettere la sua libertà, tutto nel film mi sembra trasmettere libertà. I giorni migliori sono stati tutti in realtà, noi dovevamo solo scegliere la stanza e la canzone giusta per dare energia allo spazio. La cosa fondamentale era trasmettere la vitalità di Diana . Credo che questo si trovi in tutti gli aspetti della vita di una donna moderna nella società occidentale, bisogna rendersi conto che non dobbiamo fare tutto e scegliere i nostri riferimenti. Mi piace la rigidità imposta e ho sentito molto il fatto che Diana si sentisse una outsider. A me è permesso fare un errore, c’è una distanza enorme tra un regista e un membro di una famiglia reale. Non penso che il mio lavoro sia paragonabile, mi diverto di più nel guardare l’arte più immediata e onesta. Credo che ci debba essere sempre qualcosa che ci spaventi”.

Difficoltà nell’interpretare il personaggio? Anche se Lei è praticamente identica a Diana nel film.

Kristen Stewart: “Alcune delle movenze le ho dimenticate subito, ma avevamo dei consulenti che ci hanno spiegato delle cose per la famiglia reale. C’era sempre qualcuno che si accertava che non facessimo qualcosa di non autentico. Io sono americana quindi tante cose non le conoscevo, ecco l’inchino non troppo accentuato è rimasto con me”

Esiste un paragone possibile tra la sua vita sotto i riflettori e quella di Diana?

Kristen Stewart: “C’è una grande differenza tra la mia vita e quella di Diana. Io sono entrata nel progetto in una seconda fase, il film non ci offre informazioni nuove, ma immagina i sentimenti. Diana voleva che le persone si unissero a lei, credo che l’obiettivo primario del film sia stato gettare ponti per unire. Io credo che se qualcuno facesse un film su di me lo vorrei così. Nell’interpretazione forse ho rubato qualcosa, ma solo lì . La scelta, la capacità di essere agente di sé stessa. Ci sono due forze oppressive che ci debilitano e ci danno la sensazione di non poter scegliere, penso alle idee che ci trattengono. Dipende dal punto di vista in cui guardiamo le cose, se facciamo finta che non ci siano possiamo continuare la nostra corsa. Non è che le persone succedono semplicemente. Ogni giorno scegliamo la direzione e i passi della nostra vita. Talvolta abbiamo dei momenti di illuminazione in cui ci fermiamo, capita molto spesso. Uno dei miei amici stava attraversando un brutto periodo per una separazione, ma io gli ho detto che avrebbe potuto scegliere cosa fare. A volte sembra che la vita possa accadere ma abbiamo sempre la possibilità di scegliere”.

La curiosa scelta di usare un parallelo con Anna Bolena ?

Pablo Larraín : “Quella scena si trova proprio al cuore del film, quel riflesso sulla storia che si ripete dopo 500 anni ci invita a guardarne le similitudine. Trattano però anche di altro, basti pensare al personaggio di Gregory. Lui rappresenta la casa dei Windsor, lui spiega l’importanza del giuramento quindi si crea un attrito tra nuova e vecchia realtà. La finzione di Anna Bolena le ha messe in collegamento”.

E’ un film molto giocato su luci ed ombre potremo definirlo gotico.

Pablo Larraín : “Quello che cattura il desiderio e l’immaginazione di migliaia di persone su Diana è la possibilità che questa fiaba possa davvero avverarsi. La gente vuole che lei diventi regina per sempre, ma quando si diventa adulti si capisce che la vita non è questa. Penso che le persone la vedano come l’illusione che la fiaba potesse realizzarsi ma non è successo”.

Photo Credits by Thomas Cardinali/Talky Media

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