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I Plug Out Head ci raccontano il loro nuovo EP “Apocalyptic Dream”

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I Plug Out Head sono una punk rock band originaria di Reggio Calabria, anche se due dei suoi componenti si sono trasferiti in zona Milano. Da poco è uscito il loro nuovo EP Apocalyptic Dream, che combina la passione dei quattro membri per il punk con una ricerca sonora che li avvicina da una parte a sonorità più ariose e alternative rock, e dall’altra a sfuriate più aggressive come si vede nella traccia finale Mad Wolf, affine all’hardcore. Per conoscere meglio Gianluca (basso), Davide (chitarra), Isabella (batteria) e Bruno (voce), gli abbiamo chiesto alcune curiosità e aneddoti su di loro.

https://www.youtube.com/watch?v=Fkrt32uEe-8 

Il poster che avevate appeso in cameretta da ragazzini

Costa: il poster dei Finley. Ricordo che all’epoca la mia scuola era riuscita a vincere un concorso con MTV e per il programma School in Action erano riusciti a realizzare un concerto a Reggio Calabria apposta per noi studenti.

Dado: senz’altro avevo la camera tappezzata di poster dei Green Day, la band che adoravo, e che ancora oggi mi fa battere il cuore a ritmo! 

Isa: beh, le mura della mia camera erano letteralmente tappezzate di poster. Sum 41, Blink-182, Simple Plan, Avril Lavigne, Green Day, Eminem, 30 seconds to Mars, Nirvana…

Bruno: da me non mancavano mai i poster dei Red Hot Chili Peppers, in particolare la cover dell’EP Abbey Road dell’88. Poi ricordo il poster di Appetite for Destruction dei Guns, e un pezzo di una vecchia felpa degli Iron Maiden (sempre appesa al muro) con la copertina di The Trooper.

Il primo “vero” concerto a cui siete stati

Costa: Green Day nel 2009 a Bologna, per me è stato il primo concerto di un artista internazionale.

Dado: Avril Lavigne a Roma, nel 2007. In famiglia in adolescenza ognuno aveva il suo artista preferito, e quella di mia sorella era proprio Avril. Ricordo che dalla mia stanza sentivo ogni giorno lei che tornati da scuola, dalla sua camera sparava a tutto volume i primi dischi, e così per caso, mi sono ritrovato ad apprezzare anch’io tutte quelle canzoni, e appena c’è stata la possibilità siamo partiti per andare ad assistere al suo nuovo tour dal vivo. Fu incredibile. Chicca della serata: in apertura ci beccammo i Vanilla Sky e una cover a sorpresa della stessa Avril di All the Small Things dei Blink-182 durante la setlist. 

Isa: Green Day a Bologna l’11 novembre 2009. Un concerto molto importante, non solo perché vedevo dal vivo la band che ormai per me era diventata il punto di riferimento, ma anche perché l’ho condiviso con i miei più cari amici che tutt’ora sono la mia seconda famiglia.

Bruno: Live dei Red Hot Chili Peppers nel 2011 per il tour dell’album I’m with You. Esperienza fantastica!

La band i cui dischi avete consumato nel corso degli anni

Costa: Sum 41. Li scoprii per caso perché Still Waiting era presente nelle soundtrack di un videogioco, Driven to Destruction, e da lì iniziai ad amare il genere punk.

Dado: di sicuro i Green Day! Ricordo che c’è stato un momento della mia vita in cui ho sentito che qualcosa dentro di me stava cambiando, e ho iniziato a fissarmi col loro disco American Idiot. Quello è stato lo switch di tutto, la chiave di volta che mi ha fatto avvicinare all’universo della musica, delle band e degli artisti. 

Isa: se devo specificare un’unica band allora dico i Green Day perché li ho davvero davvero consumati. Però sinceramente ho consumato tutti i dischi di tutte le band che mi hanno accompagnato nella mia vita: amo ascoltare musica, e soprattutto amavo ascoltarla dai CD mentre sfogliavo i testi e mi perdevo nel mio mondo. 

Bruno: come avrete capito dalle risposte precedenti, i Red Hot Chili Peppers. Iniziai ad ascoltarli nel lontano 2003, quando avevo 14 anni, e me ne innamorai subito. Tutt’oggi è il gruppo che ascolto di più e quello del quale possiedo più album.

La canzone a cui tenete di più sul vostro nuovo EP, Apocalyptic Dream

Costa: Here in the South, penso che l’intro di basso carichi tantissimo la canzone.

Dado: difficile scegliere, ma dico Music to Me. Recentemente ho letto la recensione di Rockit del nostro nuovo EP in cui hanno istituito un paragone con gli AC/DC, e mi ha fatto enormemente piacere essere “compreso”, perché quando ho scritto il pezzo stavo pensando proprio a quello, a un tipo di canzone simile a qualcosa uscito dal film School of Rock, ovviamente il tutto filtrato dalla formula Plug Out Head!

Isa: sinceramente non è solo una, ma se devo scegliere dico Here in the South perché rispecchia ciò che ho vissuto, quindi quando la canto e la suono la sento scorrere nelle vene.

Bruno: se la battono Apocalyptic Dream e Addiction, ma quest’ultima vince di poco perché la considero come una figlia. Ho scritto il testo, la melodia di chitarra e quella di basso, e sono molto contento di come sia venuta fuori.

Una band italiana con cui vorreste condividere il palco

Costa: Finley o Caparezza. Finley perché hanno sempre rappresentato il mio sogno adolescenziale; Caparezza perché, oltre la mia stima per quest’artista, vorrei tantissimo coverizzare Vengo dalla luna.

Dado: Verdena, magari con un feat. proprio con loro sul palco di Valvonauta!

Isa: se devo essere sincera, vorrei condividere il palco con due band: i Boogie Spiders e i Viboras. Due band che sia sul palco che giù dal palco spaccano.

Bruno: sono d’accordo con Dado, assolutamente i Verdena.

Un genere musicale che proprio non riuscite ad ascoltare

Costa: la trap!

Dado: penso che ogni genere musicale, messo nella giusta quantità, come ingrediente, nella contaminazione dei vari generi, possa essere interessante. Ovviamente tutto questo eccetto il reggaeton e il neomelodico napoletano!

Isa: la disco. Io ascolto tantissimi generi anche se poi rimango sul mio, però quando ascolto musica da discoteca o generi simili, non mi trasmettono davvero niente se non nervosismo.

Bruno: trap. L’autotune e gli effetti sulla voce utilizzati in quella maniera non riesco proprio a mandarli giù.

Il cibo più buono e il meno buono che abbiate mai mangiato in tour

Costa: il più buono in trattoria ma non ricordo cosa ho mangiato nello specifico, il meno buono la pizza surgelata. 

Dado: ricordo qualche piatto squisito di pasta all’amatriciana, in qualche osteria romana. Il meno buono direi quella volta che siamo andati da un kebabbaro, per mangiare ovviamente una bella piadina col kebab, e a nostra sorpresa aveva finito il kebab, per cui ha cercato di propinarci una pizza di un aspetto orribile, che a parer mio stava lì da qualche settimana… siamo scappati via! 

Isa: il più buono posso dire in una trattoria a Roma nel 2014, abbiamo non solo mangiato tanto ma con gusto. Per quanto riguarda il peggiore, noi sul cibo da bravi calabresi sinceramente non ci facciamo mancare mai nulla… però durante le registrazioni del nostro album Milkshake eravamo in studio e dovevamo preparare le uova; abbiamo deciso di far cucinare Gianluca… e ricordo che non era venuto fuori qualcosa di tanto commestibile.

Bruno: per quanto riguarda il cibo più buono, non mi viene in mente un posto in particolare. Il meno buono è stato sicuramente un piatto di pasta al pesto cucinato da un nostro amico ma rovinato da Costa con la quantità sbagliata di sale. Una cosa orrenda!

Il drink ideale da bere prima e dopo un vostro concerto

Costa: birra ambrata. Di solito non bevo birra in generale, né tantomeno prima di un concerto, ma recentemente mi sono accorto che è la formula che scioglie la paura da palco.

Dado: è da anni che sostengo che c’è una misura perfetta per bere prima di un concerto, e che se uno la trova, e beve al punto giusto, sarà la migliore performance della sua vita. Io solitamente prima di esibirmi accetto volentieri una birra, o anche uno o due shot. Attenzione a non esagerare però, perché sennò la performance diventerà la peggiore, e anche la più umiliante e divertente!

Isa: per il drink dipende tanto dalla serata e dal clima che c’è fuori, però io vado molto di spritz prima del concerto; dopo il concerto direi più shottini, tequila o amari.

Bruno: prima di un concerto raramente bevo, ma ultimamente ho preso l’abitudine di ordinare un vodka redbull. Dopo il concerto, di tutto! Ma il mio drink preferito rimane il Japanese ice tea.

L’hobby che vi rilassa quando non lavorate o suonate

Costa: fare cosplay.

Dado: l’astronomia! È da un po’ di anni che mi sono appassionato a osservare il cielo notturno, a guardare documentari, a leggere teorie, e penso sia illuminante prendere coscienza ogni giorno di più di essere solo delle porzioni di materia di universo che hanno preso vita sopra una roccia che gira nello spazio. 

Isa: io sinceramente vado molto a periodi: ci sono periodi in cui mi rilassa lo sport o l’allenamento fisico, altri in cui stare fuori con la mia cagnolina mi dà pace.

Bruno: i videogiochi. Gioco molto da PC e mi aiutano a rilassarmi e concentrarmi su altro, distaccandomi dalla realtà.

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